Micro Machine V3


Nel numero di agosto di TGM si parla del nuovo “Micro Machine World Series”. Se ne parla per poche righe e poi ci si immerge nella valanga di ricordi di Micro Machine V3, il mitico capitolo uscito per Psx. Per l’occasione TGM ha richiamato all’ordine tutte le vecchie penne di Xenia. Ogni storico redattore ha scritto un pezzo di ricordi di quegl’anni e la lacrimuccia, anche per chi legge, scende facile facile. 


I miei ricordi con Micro Machine V3 risalgono al periodo delle superiori. La prima Playstation era sinonimo di videogioco. ConsoleMania usciva ancora; aveva già perso qualche storico redattore, ma qualche recensione strampalata (che parlava di tutto tranne che del gioco) la si trovava ancora.

Comprai MMV3 non ricordo nemmeno perché. Probabilmente lo trovai ad un prezzo talmente stracciato che valeva la pena prenderlo anche solo per scambiare la custodia di un altro gioco. Ad ogni modo provai da solo il gioco e lo abbandonai subito. Ma veramente qualcuno aveva pensato che potesse essere divertente quella cosa? MMV3 fu riposto nella sua custodia e dimenticato fino a quando una sera, dopo l’ennesima classica partita a pes e a tekken, due amici mi chiesero se avevo qualcos’altro da giocare in tre. “Boh, ho il gioco delle Micro Machine. Ma è stupido”. Inserii il cd e si scatenò l’inferno. Iniziammo a parlare al contrario, giravamo la testa di 360°, ci arrampicavamo sul soffitto e imprecavamo. Chi poteva immaginere che un gioco piccino come questo potesse contenere tanta cattiveria. Partite brevi e veloci, ma super concentrate.

 Anche Mario Kart era cattivo. Anche il suo cugino Crash Team Reacing lo era. Ma le gare duravano minuti e alla fine il più abile vinceva sempre. In Micro Machine si possono fare quattro punti letteralmente in una frazione di secondo dallo scoccare del semaforo verde, se la cattiveria scorre potente in te e quattro punti possono farti schizzare dall’ultimo al primo posto.

Ricordo anche che era un gioco con dei tempi di caricamento lunghissimi. Ma non era un grosso proplema perchè tra una partita e l’altra, solitamente, si riempieva quel tempo per picchiarsi, insultarsi e ridere. Ridere tanto.

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