Diario di Krieger – Giorno 1

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Ormai è passato un mese da quando sono stato “invitato cortesemente” dal mio mentore, guida spirituale del villaggio orchesco, a lasciare il posto il prima possibile, non che la cosa mi sia dispiaciuta più di tanto, ma ammetto che la cosa mi ha leggermente ferito, ma forse è meglio cominciare dal principio…

Il mio nome è Krieger Urghat, chierico del grande e potente dio Kossuth. E sono un mezzorco nato e cresciuto in un branco di dannati orchi.
La mia è stata una vita di isolamento forzato, disprezzato dal resto della tribù per il mio essere un sanguemisto, fossi stato un umano mi avrebbero semplicemente ignorato, in fondo gli orchi hanno sempre pensato, le poche volte che ci riescono, che siano una razza inferiore, debole nello spirito come nella carne, ma essendo un mezzorco per loro ero un fallimento di base, andavo a infangare il “buon” nome di cui tanto andavano fieri, era una cosa personale in pratica. Sono sempre stato ben piazzato per la mia razza, tanto ben piazzato da sembrare uno di loro quando mi trovarono in fasce abbandonato al di fuori di un villaggio in fiamme. Per Vakgar, il sacerdote della tribù, fu un segno del grande Kossuth (e chissà, magari è proprio così). Eri senplicemente un pargolo dalla pelle verdastra e dalle zanne prominenti, esattamente come tutti i pargoli orcheschi che potreste trovare in giro, non che ve lo auguri. Le differenze e la mia vera natura iniziarono a palesarsi quando gli anni passarono, non appena il mio sviluppo rallentò rispetto agli altri, mostrando caratteristiche più umane che non orchesche, fu quello il momento esatto in cui i miei problemi iniziarono. Venni isolato, pestato, denigrato e poi novamente pestato, il tutto mentre continuavo il mio addestramento presso Vakgar, il sacerdote, che sembrava l’unico che mi potesse accettare in quel dannato villaggio di bestie.
L’addestramento durò molti anni, e imparai a conoscere il grande Kossuth e i suoi dogmi direttamente da Vakgar che diveniva sempre più distaccato nei miei confronti man mano che gli anni passavano, finchè un giorno, prendendomi da parte, mi fece capire in maniera cristallina che non ero ben accetto in quel posto. Quel gran figlio di uno Shrak mi prese da parte, tenendomi con la mano che pareva una morsa d’acciaio la spalla, dicendomi che sarebbe stato meglio per me divenire un “Braciere”, un chierico pellegrino che girando per il mondo cerca di far crescere la fama del grande Kossuth. In un certo senso fu un colpo al cuore venire cacciato a quel modo proprio da lui che fu come un padre per me in quell’incubo, ma ora, mentre scrivo queste righe ripensando alla mia vita, mi rendo conto che è forse stato un nuovo inizio. Proprio come la fiamma di Kossuth, tutta la mia vecchia vita è stata consumata da un fuoco che dopo aver portato la distruzione, mi ha fatto rinascere, dandomi la possibilità finalmente di allontanarmi da quei maledetti orchi.
Che poi prima di andarmene abbia appiccato un fuoco al capanno dell’armeria dandomela poi a gambe levate è un altro conto, in fondo si può considerare come un tributo per Kossuth, che quel fuoco possa avervi fatto bruciare e rendere cenere maledetti infami! Ma mi sto dilungando, me ne rendo conto.
Vi chiederete perchè ho voluto fare un introduzione del genere prima di raccontare effettivamente ciò che è successo in questa stranissima giornata, beh, ritengo che per capire le scelte di qualcuno, in tal specie di un mezzorco chierico in pellegrinaggio in giro per il mondo, prima, bisogna capire come è nato quel mezzorco, in termini di storia. Ma torniamo a noi.

Oggi per la prima volta, a differenza del solito aprirsi della gente per strada, sono stato chiamato a gran voce e addirittura invitato a entrare in una locanda! di solito venivo allontanato malamente con pretesto le scuse più banali, dal abbiamo finito il vino, al abbiamo appena chiuso per ferie. Ma non è finita qui, ancor più strano, una volta entrato mentre ero al bancone, venni trascinato da un mezzelfo, o per meglio dire, ho quasi trascinato un mezzelfo che si era appeso alla mia tunica nel tentativo di fermarmi per richiamare la mia attenzione. Sempre più sconvolgente, questi ordinò da mangiare per me e per un altro avventuriero, un omone biondo entrato poco dopo di me alla locanda, e che si unì alla tavolata sempre su invito di mister orecchie appunta. Fu strano, posso dire che fu una cena piacevole, tranquilla, cosa che non mi era mai capitato di poter pensare. Mangiammo un maiale al ribes che era la fine del mondo, altro che le lepri ed i cinghiali che ho cacciato in questo periodo di viaggio, al cibo che mi rifilavano al villaggio non voglio nemmeno pensare, maledetti orchi, accompagnato da un vino speziato che era degno di un re. Non è finita qui però, mentre cenavamo chiacchierando, qualcosa attirò la mia attenzione. QUando alcuni querrieri in armatura uscirono dalla locanda, notai qualcosa di strano, sembrava come se al di fuori di quel posto, dove ormai doveva essere notte inoltrata, fosse pieno giorno! Ero letteralennte incredulo e sul momento non mi venne in mente di provare a rilevare segni di attività magica, così andammo a controlalre fuori tutti e tre, come una squadra, cosa potesse essere con la scusa di fumarci una pagliuzza al chiaro di luna. Niente. Assolutamente niente da segnalare, pensai fosse stata colpa di tutto il vino bevuto poco prima.
Decidemmo di seguire il barbaro nella sua missione di scorta l’indomani, per me era un modo come un altro per continuare il mio viaggio, guadagnare qualche soldo, e magari innalzare la fama di Kossuth, chissà cosa poteva succedere in fondo. E ottenni una risposta molto presto a riguardo.
Quando ci coricammo, sognai. Sognai che eravamo imbarcati su una nave, la stessa descritta dal barbaro, finchè ad un certo punto il cielo si è oscurò all’improvviso portando con sè una enorme tempesta, talmente forte da spezzare uno degli alberi principali della nave che cadendo mi arrivava addosso trascinandomi in acqua. In quell’esatto istanto mi svegliai in preda al panico ma capendo al tempo stesso che quello non era un sogno, ma bensì una visione. Kossuth in persona aveva comunicato con me, il mio medaglione era ancora luminescente quando aprì gli occhi ed emanava un calore piacevole. Perchè mai avrà voluto avvisarmi di ciò? perchè proprio io? cosa avrà voluto dire tutto quello che ho visto? Purtroppo non possedevo i mezzi per poter evocare direttamente Kossuth, dovevo trovare qualcuno che potesse mettermi in contatto prima della partenza, ne poteva andare delle nostre vite, e poi, essere contattato da Kossuth in persona (o per meglio dire divintà) non era cosa da tutti i giorni, dovevo sapere.
Il mattino seguente ci recammo, esatto, recammo, tutti insieme, alla chiesa della grande fiamma, fortunatamente a pochi isolati dalla locanda. Fuori dalla locanda purtroppo la vita tornò normale, come sempre chiunque incontrassi faceva una smorifa di terrore o disprezzo e si allontanava imprecando o sputando dinnanzi a me, liberandomi il passaggio. Solita vecchia vita da mezzorco.
All’interno della chiesa, al cui centro c’era un enorme braciere simbolo del nostro signore purificatore, ottenni le mie risposte, certo, non senza parecchie difficoltà, ma le ottenni. Credevo che almeno in un posto del genere avrei potuto essere considerato al pari degli altri, almeno dai miei fratelli di credo ma così non fu. Rischiammo anche di aizzare le guardie armate del templio oltre che il gran sacerdote, ma ho come la sensazione che si possa definire ordinaria amminastrazione.

Ancora non ho detto nulla ai miei compagni di ciò che ho visto ma credo di averli allarmati o almeno messi sul chi va là con l’insistenza che ho usato per andare in chiesa questa mattina. Alla prima occasione li dovrò informare per bene a riguardo, non voglio certamente trovarmi impreparato in una missione che potrebbe portare grande prestigio all’immenso Kossuth.

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